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Vorrei in via prioritaria inculcare un concetto che riunisca finalmente posizioni politiche e sociali che nella nostra città alimentano dissapori e tensioni da troppo tempo:
Genova senza imprese è una città senza lavoro.
Ritengo, perciò, che soprattutto
le lotte dei lavoratori per l'occupazione debbano abbandonare la
sterile protesta di bandiera per sposare un ideale di benessere
per tutti, a stretto braccetto con l'imprenditore. Solo con l'insediamento,
lo sviluppo di nuove aziende, il ritorno di tutte quelle fuggite
negli ultimi anni e il consacramento di chi ha fino a oggi resistito
deve costituire la base per lanciare Genova ai vertici
dell' Europa.
I giovani e la scuola sono strettamente collegati a quanto ut supra esposto.
Formare con anni di studio i ragazzi se poi non offriamo loro la
possibilità di concretizzare con il lavoro i propri sacrifici
significa creare una massa di ragazzi senza futuro o perdere la
loro preziosa energia che si direziona obbligatoriamente verso città
e luoghi dover sia possibile trovare impiego. Anche la scuola deve inserire nei corsi
l'applicazione pratica di quanto è oggetto di studio con
stage aziendali.
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